Rosa candida – Audur Ava Ólafsdóttir

Non lasciatevi ingannare dall’immagine di un neonato avvolto in una coperta fucsia, o dal titolo del libro: dietro le apparenze non c’è nessuna storia sdolcinata, né un romanzo rosa, e neppure un manuale su come far crescere forti e sani i vostri bambini. Certo, i bambini ci sono (anzi, ce n’è una), ma questa è soprattutto la storia di un ragazzo confuso, e del viaggio che intraprende per riflettere su se stesso e sui propri desideri, in attesa e nella speranza che prima o poi tutto diventi chiaro e limpido.

Una storia semplice, delicata come può esserlo una rosa rara. Tutto ha inizio in Islanda, luogo remoto e fascinoso, quasi esotico, alla vigilia di una partenza. A partire (o a fuggire?) è il giovane Lotti, da poco padre “per caso” e appassionato di piante: la meta è un minuscolo paese nel cuore dell’Europa, dove potrà dedicarsi alla cura del giardino, malandato ma prezioso, di un monastero arroccato in mezzo al nulla. Per arrivare la strada è lunga, il ragazzo macina molti chilometri: gli capita di conoscere tante persone, con le quali ha incontri fugaci ma significativi. Si ritrova così a ricordare cosa gli è successo negli ultimi mesi, e a raccontare l’attesa inaspettata, e la nascita, di una figlia. Della piccola ha quasi perso le tracce, prima di decidere di partire e lasciarsi tutto alle spalle. Il suo è un viaggio di iniziazione, di riflessioni sulla propria fisicità e incorporeità, sulla morte e la nascita, su ricordi di dolori familiari, quanto mai vividi eppure narrati con estrema naturalezza. È un affacciarsi sulle grandi questioni ma è, soprattutto, un viaggio di cambiamento. Quando giunge a destinazione è già un’altra persona. Bisogna però ancora attendere perché la trasformazione si compia, nel giardino di rose come nella sua vita, con nuovi incontri di monaci e di gente del posto, e con una visita che lo coglie di sorpresa.

Con una scrittura fluida, chiara, essenziale, l’autrice ci fa scivolare accanto a pensieri e gesti del giovane protagonista, ce li mostra con tocco lieve mentre germogliano, riuscendo a renderli vivi e naturali, come se fossero i nostri.

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