“Il Muro non era più un luogo, e neppure un simbolo. Era invece uno stato mentale collettivo, e c’è qualcosa di confortevole, di rassicurante, in tutto ciò che è collettivo”.
“Una strada senza nome” è la storia di un’infanzia comunista a Sofia, dell’emigrazione successiva alla caduta del Muro di Berlino e del ritorno, anni dopo, alla ricerca impossibile delle origini in un mondo in cui i confini geografici e interiori sono in continuo movimento.
Il memoir di Kapka Kassabova è, nella prima parte, il racconto ironico di un’educazione totalitaria a scuola e nella vita quotidiana, delle privazioni e imposizioni tipiche del socialismo reale vissute come assoluta normalità.
Il ritorno in Bulgaria, una quindicina di anni dopo la caduta del Muro (che la porta in Inghilterra e poi in Nuova Zelanda), costituisce la seconda parte: un viaggio esplorativo nel postcomunismo e nelle sue contraddizioni, una storia frammentaria ed episodica del proprio paese.
Crocetti editore

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