La felicità: piccoli oggetti, piccoli gesti, consuetudini con gli amici.
E’ felicità, la ricerca di una casa da comprare, un pic-nic sull’erba di un parco osservando la serenità sui volti delle persone, un aperitivo condiviso casualmente: mentre il passaggio all’età adulta, il prendere una responsabilità, una consapevolezza.
Il lavoro di documentarista è anch’esso fatto di sguardi, ascolto, osservazione, come se fosse una chiave per impostare i rapporti e la vita.
Mi sono ritrovata a pensare: dinamiche nei rapporti (madre/figlie), parlarsi, camminare e trovare un linguaggio segreto.
Il testo assume la forma di una narrazione diaristica, caratterizzata da uno stile essenziale e da una forte componente autobiografica. Al centro, la figura di Asya e la relazione con il compagno, attraverso cui si esplorano i temi dello straniamento e dell’appartenenza.
La città, inizialmente estranea, diventa spazio vissuto e significativo, mentre le relazioni — amicali, familiari e amorose — si definiscono per autenticità e semplicità.
Ne emerge una riflessione sulla felicità come costruzione quotidiana e sulla necessità di elaborare rituali e forme condivise per dare senso ai legami e all’esperienza del vivere.

