- Lunedì 27 aprile alle 18.30, nell’ambito della manifestazione letteraria diffusa “Festa della lettura”, organizzata da Il Talento di Roma, presentiamo con l’autrice Cecilia D’Elia il saggio Chi ha paura delle donne. Libertà femminile e questione maschile, edito Donzelli. In dialogo con Lucrezia Colmayer e Marco Barbieri.«Tutti i regimi autoritari partono dalla disciplina del corpo femminile, non tutte le democrazie liberano il corpo femminile dal controllo. La piena cittadinanza delle donne è oggi un discrimine, ma è anche una sfida ancora aperta e irrisolta per le democrazie».
Non è un paese per donne l’Italia, nella vita quotidiana così come nelle politiche pubbliche. Nonostante cambiamenti epocali, c’è una resistenza profonda che impedisce il raggiungimento di una piena ed effettiva cittadinanza. Lo abbiamo visto in maniera eclatante durante la pandemia, quando sono esplose con forza le disuguaglianze, anche di genere, ed è venuto fuori il ruolo essenziale – altrimenti invisibile – delle donne, specie nel lavoro di cura.
Nella nostra società c’è una «questione maschile», che è insieme permanenza di privilegi e reazione, anche violenta, alla messa in discussione di quei privilegi. Il patriarcato è in crisi, ma proprio per questo erige barriere o passa all’attacco, mettendo nel mirino la libertà delle donne, puntando al controllo del loro corpo: non è un caso l’aggressione al diritto all’aborto, così come non è un caso il rigurgito di femminicidi.
Da questa constatazione prende avvio la riflessione di Cecilia D’Elia, che in queste pagine ripercorre anche la propria esperienza nei movimenti e nelle istituzioni per ragionare sulla politica delle donne e individuare i limiti del discorso pubblico italiano. La presenza di una donna per la prima volta a Palazzo Chigi, dopo le iniziali fascinazioni, ha mostrato i limiti della metafora del tetto di cristallo, frutto della piega individualista della libertà femminile: il successo di una può non essere un vantaggio per tutte, e può invece accompagnarsi a politiche illiberali e reazionarie.
La destra, di fronte alla crisi del patriarcato, propone infatti una risposta regressiva, accogliendo e incoraggiando il desiderio di restaurazione. L’elezione di una giovane donna a segretaria del Partito democratico è una enorme novità, ma la sinistra deve ancora trovare le parole migliori per nominare la questione maschile e una politica alternativa.
Non si può affrontare la distopia che avanza se non si legge la matrice neopatriarcale di questo attacco, se non si anima una battaglia per una società più giusta fatta di connessioni tra le differenze, di passione per la cura del mondo, di lotta per l’uguaglianza. Serve un’agenda politica femminista. Ancora una volta, la libertà delle donne non riguarda solo le donne, ma quale società vogliamo essere.

