Amélie Nothomb, tra le più amate scrittrici francofone contemporanee, ha trascorso i primi anni della sua vita in Giappone, un paese che ha profondamente segnato la sua immaginazione e a cui ha dedicato molti dei suoi romanzi autobiografici. La sua scrittura, ironica, agile e tagliente, intreccia esperienze personali e riflessioni sull’identità, sul linguaggio e sull’incontro tra culture.
In Né di Eva né di Adamo, Amélie torna in Giappone sedici anni dopo averlo lasciato, alla ricerca del paese della sua infanzia. Per recuperare dimestichezza con la lingua insegna francese e conosce Rinri, uno studente poco più giovane di lei.
Le prime lezioni sono goffe, piene di equivoci culturali, ma da quegli incontri nasce una relazione fatta di rituali, gite, discussioni su Hiroshima e Marguerite Duras.
Attraverso di lui riscopre un Giappone familiare eppure irraggiungibile, consapevole di restare una gaijin, una straniera. Mentre per Rinri il loro rapporto diventa un progetto di vita, per Amélie è un koi: un sentimento intenso ma incompiuto. Quando lui le chiede di sposarlo, dovrà scegliere tra l’amore e la scrittura, la vera vocazione della sua vita.

