“Tornare a casa” racconta la nascita di una famiglia inaspettata, che si forma attorno a un vuoto e che si salda in nome dell’amicizia e di un impegno profondo nella cura reciproca. Tom Lamont ci consegna un esordio commovente, un racconto della paternità ironico e dolce, capace di sovvertire i ruoli sociali e di mettere in discussione le consuetudini e le regole dei legami di sangue.
A trent’anni, con un lavoro stabile e un appartamento a Londra, Téo Erskine sente di aver finalmente raggiunto il successo e di essere al sicuro dai giudizi di Vic, padre irascibile e anaffettivo.
Ma quando scopre che Vic è malato, decide di assisterlo e di ricucire i rapporti tornando per un weekend a Enfield, sobborgo londinese in cui è cresciuto. Qui ritrova Ben, l’amico d’infanzia, ma soprattutto Lia, il suo grande amore mai realizzato, ora mamma single di Joel. Per riavvicinarsi a lei, Téo si improvvisa babysitter per una sera, nascondendo il disagio e la goffaggine.
Ma quando Lia, profondamente depressa, si toglie la vita, Téo si ritrova costretto a una scelta ben più matura di lui: diventare l’improbabile tutore di Joel. Insieme a Vic, Ben e Sybil, la rabbina di Enfield, Téo si occupa di Joel, insegnandogli a giocare con i videogiochi, a mangiare crocchette di pollo e waffle e imparando a cantargli le ninne nanne la sera. Finché i tre amici si ritrovano ad affrontare le conseguenze di un errore di gioventù e Téo dovrà decidere che tipo di uomo vuole essere.

