La mano che teneva la mia – Maggie O’ Farrell

Un gran bel romanzo sulla maternità e sull’amore questo di Maggie O’Farrell. Il terzo dell’autrice, che ha già vinto molti importanti premi in patria. Due storie si intrecciano. Quella di Lexie, giovane delle campagne del Devon, che realizza  la sua vita sentimentale e lavorativa nella Londra del dopoguerra, e quella di Elina, artista finlandese appena divenuta madre nella Londra dei giorni nostri. Il modo in cui si intrecciano le due vicende non è così ovvio, e aldilà delle due storie (a mio parere quella di Lexie la più riuscita), ci sono tra le pagine più belle scritte sull’amore per un figlio. Commuove questo libro e fa anche arrabbiare, fa arrabbiare la forza delle menzogne, la debolezza degli individui di fronte alle scelte più comode; ma su tutto vince la pervicacia di un amore, quello materno, che mette radici così profonde da riuscire a riaffiorare anche quando tutto sembra perduto. Bella anche la “fotografia” della Londra degli anni ‘50/’70, del fermento culturale ed artistico in particolare a Soho, ma evviva l’Irlanda, che ci ha dato ancora una volta una scrittrice di grandissimo talento.

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