Una cosa da nulla – Mark Haddon

Una cosa da nulla. Non è facile spiegare perché questo romanzo di Mark Haddon (Einaudi) sia bello quando, sulla maggior parte delle recensioni di libri, si cerca di dire che questo é “”un libro che emoziona””.
Questo libro non lo fa, non ci racconta esistenze straordinarie nell’essere avventurose o dolorose o romantiche, ci parla di una famiglia come ce ne sono tante, con quelle cose da nulla con cui si trovano a fare i conti. Dalla parte dei genitori un figlio gay e una figlia divorziata con figlio di tre anni che sta per risposarsi, dalla parte dei figli, dei genitori che non comprendono, e poi l’amante della madre e la depressione del padre. Ci parla della famiglia dalla quale si viene, che si sente profondamente estranea ma alla quale si somiglia inevitabilmente, e quella che si cerca di costruire, con quegli aspetti di noi che vediamo belli e positivi ma che non esulano dagli altri, e la casa che si lascia, che ci fa sentire come bambini perennemente delusi, sofferenti e poi confortati, e la casa che si trova, in cui dovremmo essere adulti felici, e dove invece siamo semplicemente adulti con tutta un’altra serie di problemi da affrontare, questa volta però, problemi nostri. E soprattutto non prende mai le parti dell’uno o dell’altro genitore o figlio, Mark Haddon osserva, con il suo sguardo distaccato e profondamente partecipe, con le sue metafore fulminanti che tradiscono un passato da scrittore per ragazzi, osserva l’essere umano, che lui ammira semplicemente per la sua capacità  di trovare coraggio per tirare avanti, di saper cambiare opinione, di riflettere e, soprattutto, di saper essere solidale con gli altri esseri umani.
Che non è mai per niente scontato.

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