Non voltarti – Amanda Eyre Ward

La prima cosa che ho fatto dopo aver letto Non voltarti di Amanda Eyre Ward (Piemme), è stata aprire l’atlante geografico. La protagonista del libro, Caroline, da New Orleans dove vive attraversa gli Stati Uniti in lungo e in largo, prima per passare il Natale con la madre ad Holt, poi per raggiungere la sorella che vive a New York ed infine, per fare il viaggio che ha sempre desiderato fare, quello che forse la porterà al ritrovamento della sorella scomparsa quando aveva cinque anni, nel Montana. Eppure, la sensazione è che lei non si sposti mai, che il suo dolore la costringa a restare congelata dentro se stessa, a fare una vita di non scelte, in cui sono gli altri a decidere per lei, il destino. Perché così è, molto probabilmente, la vita di coloro a cui scompare una persona cara, una vita sospesa nell’attesa che quella persona torni. Ed è strana questa America che viene rappresentata, come se, nella sua immensa grandezza, fosse un paese piccolo e chiuso, chiuso nelle storie dei suoi singoli abitanti, nelle stanze e nei giardini delle loro case, chiuso nei suoi quartieri, nei suoi locali notturni, nei bar, nelle strade che attraversano il deserto e in quelle che si fermano all’ombra delle montagne, ancora nelle case, dalle cui finestre spesso si vede l’oceano, senza sapere che oltre c’è un mondo, che ci sono altre genti, altri modi di vivere, di morire.  Il libro è da leggere, perché è un intreccio spesso ironico e spesso tragico di quelle strade a cui portano le scelte fatte, perché tutti, anche la stessa Caroline infine, fanno delle scelte, e si trovano di fronte, sempre, a ciò che non avrebbero mai creduto. Nel bene e nel male.

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