Il Diario della Tartaruga di Russel Hoban

“Il “”Diario della tartaruga”” di Russel Hoban, uscito nel 1975 e ripubblicato dalla Giano nel 2002, potrebbe benissimo esser stato scritto oggi. Ci sono individui che sanno da dove vengono, sanno che forse c’è stata una vita, ma che questa stessa vita un giorno li ha abbandonati e adesso non hanno la più pallida idea di dove stiano andando. Copertina di una edizione in inglese
Da nessuna parte, anzi, girano in tondo come le tartarughe marine dentro il loro acquario illuminato allo zoo.
Eppure, se le tartarughe fossero libere, loro sì che saprebbero dove andare.
A questo pensiero giungono William G., libraio divorziato, e Neaera H., scrittrice per ragazzi senza più ispirazione, e decidono entrambi di ridare alle tartarughe dello zoo di Londra la libertà, con la speranza taciuta che lasciandole
andare nell’oceano lasceranno andare anche se stessi alla vita. E intorno a loro altre persone sole, senza più alcuna capacità di entrare veramente in contatto con l’altro, in una spirale tragica che porta lentamente verso l’aridità, verso il nulla, verso la congelata certezza dell’inutilità del vivere.
Ma un pensiero balena nella mente di Neaera H., che forse, in questo frangente, si fa portavoce del Russel Hoban scrittore per bambini.
Pensa, Neaera, che i libri scritti per i bambini siano in realtà libri scritti a favore del mondo adulto, per insegnare ai bambini a perpetrare e tenere insieme il mondo in cui viviamo, e dice: “”Forse la nostra paura costante è che arrivi una generazione di bambini a dire: Questo non è un mondo, questo non è niente, così è impossibile vivere””. Una paura che in realtà è una speranza, una speranza che potrebbe essere una realtà  se ognuno di noi lasciasse andare le tartarughe in mare, se ognuno di noi imparasse ad ascoltare l’arte segreta della propria navigazione, e Russel Hoban ci fa capire non che sia facile, ma soltanto che è possibile.

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