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I PESCI NON HANNO GAMBE (J. K. STEFANSSON - IPERBOREA)

Lo confesso, questa volta ho temuto. Ho temuto che colui che ha scritto il libro che più ho letto in tutti i reading di quest'anno, colui consigliato da ormai tre anni con occhi luccicanti, colui che è bello,
bravo, incredibilmente bravo, lui, Jón Kalman Stefánsson, stesse per deludermi. Il romanzo inizia con il ritorno in patria di un uomo che sta vivendo una crisi, che si è macchiato di tradimento, che arriva con la
volontà di affrontare il passato, con un'autocommiserazione che lo porta a ripetersi, sui suoi sbagli, sulle considerazioni di cose importanti.
Che, per carità, scritto da Stefànsson è sempre qualcosa che vale la pena di leggere, ma lui fa di più, solitamente, rende tutto importante, indimenticabile, si inabissa nei moti dell'animo per donarne tutte le
sfumature. E poi, un poco per volta, scopri che anche questo suo ultimo libro (che per fortuna è il primo di una saga familiare) è incredibile, è profondo, struggente, c'è la vita, la morte, il caso, la giovinezza,
la vecchiaia, gli errori, l'amore, c'è tutto, e tutto scritto con quel suo modo, tra lirica, ironia, narrazione piena di evocatività, di pensieri, con un modo che ormai è uno stile inconfondibile, di questo
che è un autore che, come una rockstar, può vantare un pubblico di accoliti che sono solo suoi, che seguono lui, perché lui è unico. Il libro è una sorta di Malavoglia islandese, la storia di una famiglia con
una grande tradizione in cui gli uomini sono indissolubilmente legati al mare, e le donne alla cura dei figli, che vedono partire, con il cuore stretto in una morsa feroce, sempre più giovani, sui pescherecci. C'è
l'Islanda dell'occupazione americana, la riduzione delle quote ittiche, la rappresentazione di un paese pieno di difficoltà, ma con abitanti che discendono da gente coriacea, e anche quando vivono gravi momenti di debolezza hanno la forza di ritrovare il loro splendore di essere umani, in qualche modo. C'è l'incomunicabilità, vista come un male da dover risolvere, necessariamente, per poter vivere:"La vita cresce dalle parole, la morte dimora nel silenzio".
Un libro stupendo, uno scrittore magnifico.

Vale G