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IL PITTORE DI VENTAGLI (HUBERT HADDAD - PONTE ALLE GRAZIE)

Fin dalla prima pagina di questo libro si ha la meravigliosa sensazione di essere trascinati via nello spazio e nel tempo, lontano, lontano.
Fino alla contrada di Atora, sull’isola di Honshu, in Giappone, nella pensione di donna Hison e soprattutto nel meraviglioso giardino al suo interno. Proprio come il protagonista, Matabei, il libro sembra risucchiarci dal caos della vita di tutti i giorni, e riusciamo a percepire la delicatezza, la serenità e la poesia di quei luoghi lontani, in cui un ciliegio in fiore, un nuvolone carico e nero, il riflesso dei monti sull'acqua dormiente del lago, possono diventare in un attimo un haiku, o un acquerello dipinto su uno di quei tradizionali, delicatissimi ventagli giapponesi.
Un contrasto molto violento, quello della quotidianità, in cui ognuno deve lottare contro i propri fantasmi, e poi la pace di quelle atmosfere, e poi ancora la furia della natura. Un ragazzo che ha tanta voglia di imparare, una coppia di amanti clandestini, un anziano pittore di ventagli, le vite di tutti si mescolano tra loro e con l'acqua di
un'onda, lo tsunami, che furiosa invade e distrugge.
Le immagini dei delicati ventagli vengono spazzate via da immagini dell'orrore, come i ventagli stessi vengono spazzati via dall'acqua. Che cosa si può salvare? Per la prima volta dopo tanto tempo, leggendo sull'autobus, non mi sono resa conto che era arrivata la mia fermata, e sono scesa a quella dopo. Quando ho finalmente alzato lo sguardo dalle pagine, ho avuto la sensazione di essere tornata da un viaggio in qalche posto perduto, nello spazio e nel tempo, lontano, lontano.

Serena